Ciao Pluto, il cane che ha scelto me: il racconto del mio migliore amico a quattro zampe

Ciao Pluto, il cane che ha scelto me: il racconto del mio migliore amico a quattro zampe

11 Settembre 2026 Off di Pasquale Nicolardi

A presto, mio caro amico Pluto. Non è un addio, è solo un arrivederci.

Ci sono legami che il tempo non potrà mai spezzare. Legami che vanno oltre le parole, oltre i ricordi e persino oltre la morte.

Questa non è soltanto la storia di un cane. È la storia di un amico. Di un compagno di vita. Di una parte della mia famiglia.

È la storia di Pluto.


Quel giorno che cambiò tutto

Era il 19 agosto 2015.

Una giornata nuvolosa, una di quelle perfette per uscire in mountain bike. Con gli amici di MTB Pomezia avevamo organizzato un giro tra le campagne di Valle Caia.

Arrivati all’altezza del laghetto sportivo Trasimeno ci fermammo per una breve pausa. Fu proprio in quel momento che ti vidi. Dal nulla comparve un giovane Drahthaar. Magrissimo. Sporco. Spaventato. Ridotto praticamente a pelle e ossa.

I tuoi occhi dicevano tutto. Non cercavi carezze, non cercavi giochi. Cercavi soltanto qualcosa da mangiare. Avevo con me solamente una barretta energetica. La divisi con te. La divorasti in pochi secondi. Non avevo mai visto un cane mangiare con quella disperazione.

Provai ad avvicinarmi per accarezzarti. Tu invece indietreggiasti. Avevi paura. Una paura profonda, quella che solo chi ha sofferto davvero può conoscere. Ancora oggi mi chiedo quante cose terribili tu abbia dovuto vivere prima di incontrarmi.


Mi seguisti per quindici chilometri

In quel momento pensai semplicemente che ti fossi allontanato da casa. Eri un Drahthaar. Qualcuno sicuramente ti stava cercando.

Ripartimmo. Ma dopo qualche centinaio di metri mi voltai. Eri ancora lì. Sempre a distanza. Sempre con lo sguardo rivolto verso di me. Continuammo il giro. Un chilometro. Cinque chilometri. Dieci chilometri. Quindici chilometri.

Tu continuavi a seguirmi senza mai perdere le nostre tracce. Non correvi davanti. Non ti avvicinavi troppo. Era come se stessi chiedendo silenziosamente il permesso di entrare nella mia vita.

Quando arrivai davanti casa, mi voltai ancora una volta. Eri lì. Seduto. Mi guardavi.

In quel momento, senza saperlo, avevi già deciso che sarei diventato la tua famiglia.

L’incontro con Luna

Confesso che avevo un po’ di timore. In casa viveva già Luna, una cucciolona di appena otto mesi. Non sapevo come avrebbe reagito.

Alla fine pensai: “Provare non costa nulla.”

Ti aprii il cancello. Entrasti lentamente. Con la coda tra le gambe. Lo sguardo basso. Sempre pronto a scappare. Luna invece fece una cosa meravigliosa. Ti accolse.

Come se avesse capito immediatamente che avevi soltanto bisogno di sentirti finalmente al sicuro. Ti preparai da mangiare. Quella sera divorasti ogni cosa. E solo dopo tanto tempo riuscisti a lasciarti accarezzare. Con delicatezza. Con diffidenza.

Ma fu il primo passo verso una fiducia che sarebbe cresciuta giorno dopo giorno.


La scoperta più triste

Pensavo che il tuo proprietario ti stesse cercando. Per questo il giorno seguente ti portai dal veterinario. Speravo di trovare un microchip. Speravo di poter riportare un cane alla propria famiglia.

Invece arrivò la notizia che non avrei mai voluto sentire. Il microchip era stato rimosso. Qualcuno aveva deciso di abbandonarti. Avevi circa un anno e mezzo. Così giovane. Così buono. Così tremendamente solo.

Fu in quel momento che capii una cosa. Non eri stato tu a trovare me. Eri stato tu a scegliermi. Ed io non avrei mai più permesso che qualcuno ti facesse del male.

Da quel giorno diventasti ufficialmente parte della nostra famiglia.

 

Piano piano tornasti a vivere

All’inizio avevi tantissime paure. Non abbaiavi mai. Pensavo quasi fossi muto. Avevi paura dei rumori. Avevi paura delle persone. Perfino le scale sembravano un ostacolo insormontabile.

Ed è qui che entrò in scena Luna. Ogni giorno saliva in cima alle scale e ti chiamava. Ti incoraggiava. Ti sfidava. Finché un giorno trovasti il coraggio. Salisti.

Poi imparasti anche a scendere. Da quel momento non dormisti più fuori sotto il patio. Dormivi vicino a me. Finalmente avevi capito che quella era casa tua. E noi eravamo la tua famiglia.

Il giorno in cui sentii la tua voce

Per sei lunghi mesi non ti sentii mai abbaiare.

Poi, all’improvviso… Un giorno. Un solo abbaio. Mi emozionai come un bambino. Per molti poteva sembrare una cosa normale. Per me significava tantissimo. Era come se una parte della tua anima si fosse finalmente liberata.

Come se avessi capito che ormai non avevi più nulla da temere.

Il tuo carattere unico

Con il tempo diventasti un cane meraviglioso. Affettuoso fino all’inverosimile. Un vero coccolone. Quando volevi una carezza appoggiavi quel tuo muso barbuto sulle nostre mani e diventava impossibile ignorarti.

Eri educato. Mai aggressivo. Mai cattivo. Con chiunque. Vicini. Amici. Parenti…

Chiunque ti conoscesse finiva inevitabilmente per volerti bene. Certo… Qualche difetto lo avevi anche tu. Scavavi buche ovunque.

Divoravi qualsiasi cosa fosse commestibile. Lasciare del cibo sul tavolo significava perderlo per sempre. In pochi secondi spariva tutto. Nemmeno una briciola.

Ed ogni volta non potevamo fare altro che sorridere. Perché quello eri tu. Autentico. Sincero. Straordinariamente vero. Semplicemente Pluto!!!

Gli ultimi giorni

Negli ultimi tempi ti vedevo più stanco. Più silenzioso. Ma non avevi perso la tua dignità. Continuavi a cercare le nostre carezze. Continuavi a voler stare con noi. Negli ultimi giorni avevi ripreso a dormire ai piedi del mio letto. In silenzio.

Con quella tua educazione che ti ha sempre contraddistinto. Come se sapessi che il tempo insieme stava per finire.

E forse volevi semplicemente restarmi ancora un po’ più vicino.

Grazie di tutto, Pluto

Non so se esista davvero un ponte dell’arcobaleno. Mi piace però immaginare che sia così. Mi piace pensare che oggi tu stia correndo felice insieme a Laika, Rasti, Zeus, Blade e Alice. Che stiate giocando tutti insieme. Aspettandomi.

Con la stessa pazienza con cui tu aspettavi ogni giorno il rumore della mia macchina. Spero di averti regalato gli anni più belli della tua vita.

Tu, senza alcun dubbio, hai regalato alcuni dei più belli della mia. Hai riempito la mia casa. Hai riempito il mio cuore. E ora che non ci sei più hai lasciato un vuoto enorme. Un pezzo di me se n’è andato insieme a te. Ti amerò per sempre, Pluto.

Non sarà mai un addio. Perché sono certo che un giorno ci rincontreremo. E quando succederà… so già che correrai verso di me come hai fatto quel lontano 19 agosto del 2015.

A presto, mio caro amico.

PLUTO TI AMO.